La necessita’ di scrivere

Avvertire la necessità di appuntare su un foglio di carta i propri pensieri, le proprie emozioni, i propri intimi istanti di vita, assomiglia molto al piacere che si prova nel momento in cui si compone un brano musicale. C’è una sottile tensione che si risolve tra il volere e il cercare, tra la propria intenzione e l’inevitabilità della sorpresa e dello stupore che ogni nuova pagina lascia una volta completata. Nell’impeto della stesura e della creazione sono infatti innumerevoli le volte in cui si cambia idea o ci si trova di fronte ad un bivio. Scegliere l’una oppure l’altra strada non porta al medesimo risultato. Talvolta esistono strade che non approdano che a vicoli ciechi, altre, invece, conducono a risultati inaspettati. E la necessità della velocità creativa porta a dover imboccare la strada giusta al momento giusto, lasciandosi talvolta guidare dall’istinto più che dal buon senso, dalla tensione che si crea verso una determinata direzione piuttosto che da criteri stabiliti a priori, lasciando così che la libera ispirazione porti lo spirito a donare se stesso come medium di fini più profondi che la propria volontà.
Capita così che si crede di scrivere una cosa e si finisce per ricavarne l’opposto, constatando, magari, che il risultato ottenuto è veramente un’opera d’arte al di là di ogni aspettativa.
Non concordo con quanti, al giorno d’oggi, ritengono che l’esito di una buona opera dipenda solamente dal saper strutturare una forma e dal dare a questa forma delle regole all’interno delle quali operare con coerenza. Credo invece nella genuinità dei sentimenti che, messi a servizio dell’arte, svelano all’uomo l’essenza delle cose, aggiungendo ad esse molto più di quanto, a buon diritto, possa rivelarci la scienza. Non si mette in dubbio che dalla forma possa scaturire la bellezza, ma questa (la forma), senza contenuto, è fine a sé stessa e il contenuto, se non colto con sentimento e con disponibilità risulta poco veritiero.