L’Invenzione

Tempo fa, durante una discussione su che cosa significasse il termine invenzione, ho asserito che questa nasce nel momento in cui riusciamo a perdere il nostro equilibrio e, attraverso il movimento del nostro spirito, ci disponiamo a cercare e a trovare ciò a cui aspiriamo. E quanto più tale desiderio di ricerca e di scoperta è grande, ardente e necessario, tanto più la nostra invenzione risulterà efficace e veritiera, degna di attenzione e artisticamente valida.
L’invenzione nasce dunque nel momento in cui l’individuo riesce a passare dalla stasi al movimento. Quando riusciamo a spostarci in una determinata direzione e siamo capaci di cogliere il messaggio che il nostro muoverci sta attraversando, allora, in quell’ istante, siamo capaci di creare qualcosa di nuovo.
A tutta prima, quanto detto potrebbe sembrare valido, e infatti andavo fiero di quanto avevo asserito. Ma riflettendoci, ci sono dei punti poco chiari. Infatti, se il messaggio viene colto, allora non si tratta di invenzione e di capacità creativa, ma di una sorta di sensibilità e di abilità che consiste nel percepire ciò che accade, in modo più profondo di quanto lo consenta il sentire comune, e quindi di capacità descrittiva. Si tratta allora della predisposizione a descrivere ciò che ci circonda, poiché il messaggio, che noi abbiamo decifrato e ricodificato in un nuovo linguaggio, differente da quello originale, si trova già nel mondo spazio temporale da noi attraversato per mezzo del il movimento.
P.S. : Possiamo allora dire che solamente a Dio spetta l’autenticità della creazione? All’uomo spetta solamente il compito di scoprire poco a poco ciò che è stato veramente creato? Se così fosse ci resterebbe solamente la possibilità di elaborare, attraverso la nostra sensibilità, delle opere che contribuiscano al completamento di volta in volta più preciso del nostro concetto di esistenza.