Eires
In questa breve presentazione non e' mia intenzione spiegare i concetti su cui si fonda
quest’opera ne' tanto meno la sua genesi, poiche', in nessun caso, da una comprensione teorica nasce in realta'
un impulso per un lavoro artistico. L’opera d’arte e' infatti frutto di un’intuizione, anche quando questa faccia
riferimento a dei modelli teorici, e voler ricollegare ad un’arida spiegazione di elementi che si susseguono
l’uno dopo l’altro, in ordine logico, cio' che in realta' e' frutto di una profonda ricerca della relazione tra
uomo e spirito, sarebbe come pretendere di cogliere la bellezza di un geode pensando alle formule matematiche
e chimiche che regolano la disposizione dei suoi cristalli. Si darebbe piu' importanza al processo che ha portato
a quel risultato piuttosto che allo stupore per il risultato stesso. Parafrasando Magritte si potrebbe dire che
se cio' che e' espresso dalla musica fosse spiegabile a parole, le parole sarebbero sufficienti e la musica superflua.
Cio' che mi interessa, invece, e' dare delle indicazioni che consentano di interpretare secondo la giusta chiave
di lettura il contenuto dell’opera.
Eires, brano scritto appositamente per il trio Nahual, e' un tema con variazioni che si articola in sei sezioni:
il tema iniziale, di carattere seriale, e cinque variazioni, di cui l’ultima riprende in maniera contrappuntistica
le varie cellule della serie, creando un moto circolare che riporta lo sviluppo delle variazioni all’idea iniziale.
Il materiale sonoro e tematico e' stato trattato in modo tale che gli strumenti cooperino alla realizzazione di
un’unica idea musicale. E' per questo che nella partitura non si e' sempre potuto seguire una peculiare coerenza
nella stesura delle voci. Spesso infatti le chitarre vengono a dividersi una medesima parte, al fine di consentire
l’esecuzione globale dell’ idea musicale. Si invitano percio' i fruitori e gli esecutori di quest’opera a tener
presente tale indicazione e a cercare, all’interno del tessuto musicale, la globalita' dell’opera piuttosto che
particolarita' di ogni singola parte. Tre sono gli esecutori ma una e' la musica suonata, tre sono le chitarre ma
uno e' lo strumento che ne deve risultare. E' per questo che il dialogo non avviene solo tra uno strumento e l’altro
ma, molto piu' spesso, tra una linea melodica e l’altra, suonata da strumenti diversi, all’interno della partitura.
Si e' cercato, poiche' non e' possibile scrivere tutto cio' che la musica richiede, ammesso che questa richieda sempre
le stesse cose, di dare tutte le istruzioni che consentano una comprensione ottimale del brano, in ogni sua parte.
Dove non e' stato possibile inserire quello che profondamente la musica esige nell’istante dell’esecuzione,
si auspica che intervenga il buon senso del musicista, o meglio, la sua esperienza e la sua sensibilita'.
Non si e' inteso, dunque, con la diteggiatura e con le indicazioni dinamiche e agogiche proposte, dare delle
indicazioni in senso assoluto, ma solamente fornire una proposta interpretativa alla luce di quanto e' stato
attivamente sperimentato nell’atto esecutivo. A questo proposito ringrazio, di cuore, il Trio Nahual
(Mauricio Gonza'lez, Rodrigo Herrera, Josue' Gutie'rrez) con il quale ho avuto la fortuna di collaborare e senza
il cui apporto tecnico e soprattutto musicale, questo pezzo non avrebbe potuto assumere il valore che qui esprime.
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