Della Distonia

Nel corso della mia carriera di musicista, sono stato colpito, nel settembre del 2000, da una malattia neurologica chiamata “distonia focale”, unita ad una forte epicondilite sia al braccio destro che al braccio sinistro, vedendomi cosi' costretto al ritiro dall’attivita' concertistica.
Non so ancora se questa sia stata una disgrazia o una fortuna. Probabilmente, per restare con quanto diceva Hegel, “il senso del processo storico si vede solamente alla fine del processo stesso”. Tale processo non si e' ancora concluso, ma se guardo i risultati che ho ottenuti dall’inizio della malattia a oggi, non e' forse prematuro affermare che le cose positive pesano piu' di quelle negative.
Tutto e' cominciato con qualche lieve fastidio al dito indice, che nel giro di un mese si e' trasformato nell’impossibilita' di utilizzarlo per qualsiasi tipo di movimento sulla chitarra. Il dito rimaneva chiuso all’interno della mano e qualsiasi tentativo di muoverlo comportava sforzi enormi e risultati nulli.
Per quel che riguarda la distonia (senza addentrarmi nei particolari medici, per i quali rimando al sito dell’L’Istituto di Medicina e dell’Arte di Barcellona: http://www.institutart.com e http://www.fcart.org/distonia. Posso brevemente dire che si tratta di un’iper-automatizzazione del movimento che non consente al cervello di distinguere tra movimenti di flessione e di estensione. Stando cosi' le cose risulta impossibile pizzicare le corde della chitarra poiche' i muscoli flessori ed estensori lavorano contemporaneamente.
Il problema e' stato che per capire questo e per avere una diagnosi concreta sono trascorsi circa due anni, passati girando mezza Italia alla ricerca di una soluzione, e nei quali ho buttato inutilmente qualche migliaio di euro senza ottenere alcun risultato. Il peggio e' che quando ho trovato chi mi ha diagnosticato la distonia (l'allora primario del reparto di neurologia dell’ospedale di Rovigo) sono stato invitato dal medesimo, con aria di assoluta sufficienza, a lasciar perdere e a cambiare mestiere. Non capisco come si possa dimenticare che il paziente, prima di essere malato, e' uomo, e che la malattia, non si cura solo con i farmaci, ma anche e soprattutto agendo sulla persona dal punto di vista emotivo e spirituale. (Centinaia di pubblicazioni, scientifiche e non, parlano di questo aspetto nella cura delle malattie).
Ad ogni modo, conclusa l’esperienza di questa visita, me ne sono tornato a casa, con la promessa di essere ricontattato per una cura a base di tossina botulinica. Tuttavia, non ho mai ricevuto alcuna telefonata e sono rimasto solamente con la profetica sentenza della fine della mia carriera. Tra parentesi sconsiglio a qualunque musicista a sottoporsi a questo tipo di trattamento, in quanto non porta ad alcun risultato positivo. Nessuno ha mai ripreso a suonare dopo questo tipo di cura.
La cosa strana fu che, dopo questa doccia fredda, arrivai a casa con la convinzione che sicuramente non sarei rimasto a guardare. Ne andava di mezzo la mia possibilita' di esprimermi e la mia capacita' di realizzare il mio essere attraverso il suono.
Per prima cosa decisi di telefonare al mio insegnante di armonia (il maestro Renato Gava) per prendere immediatamente delle lezioni di composizione. La mia voglia di scrivere musica si era infatti gia' manifestata all’eta' di 12 anni, ma non era stata sufficientemente alimentata ed era così svanita in breve tempo. Questo sembrava il momento buono per ricominciare, dato che appariva come unico sistema per tenermi in contatto con la musica viva. E' da qui che sono nate le teorie del rapporto tra suono e colore, che prevede l’associazione di elementi pittorici ad elementi musicali, i quadri e la loro trasposizione in musica, le composizioni per trio e la collaborazione con il Trio Nahual.
La seconda cosa che mi misi a fare e' stata di cercare un sistema per guarire. La composizione si rivelo', infatti, ben presto insufficiente a colmare il mio desiderio di poter fare musica. E' stato così che dopo molte richieste di aiuto, attraverso il musicista spagnolo Juan Francisco Padilla, sono entrato in contatto con L’Istituto di Medicina e dell’Arte di Barcellona.
Qui ho trovato dei professionisti che mi hanno saputo dare la giusta dose di coraggio e di speranza per affrontare la malattia. Sono stato trattato prima come essere umano al quale era venuto a mancare una parte fondamentale della propria esistenza e, solo successivamente, come paziente.
Inutile spiegare l’iter della cura, che non e' stato per nulla semplice, ma ricco di problemi secondari non dovuti alla distonia. Basti dire che per 14 mesi, tutti i giorni, (lavoro e impegni a parte) ho fatto 4 ore di esercizi che consentissero al mio cervello di creare nuovamente un programma motore in grado di riprendere a suonare. Sveglia alle sette, esercizi fino a mezzogiorno e poi la vita che tutti i musicisti conoscono.
Con costanza e tenacia, giunto alla fine della cura, ero in grado di suonare di nuovo. E' stato poi necessario circa un altro anno di lavoro per poter dire di suonare nuovamente un repertorio di tutto rispetto e, ancor oggi, riscontro piccoli miglioramenti.
Un grazie sincero va a tutto lo staff medico della clinica di Terrasa, ma, sicuramente, non avrei potuto farcela senza l’aiuto della mia famiglia e di tutti coloro che solamente hanno creduto in me. Di fondamentale importanza e' stata poi, in primo luogo, la completa accettazione della mia condizione, presa come dato di fatto e come un punto di partenza dal quale non si poteva far altro che progredire. Qualsiasi risultato ottenuto avrebbe infatti portato a condizioni migliori di quelle in cui mi trovavo. In seconda istanza, si e' rivelata necessaria la consapevolezza, costruita negli anni, del mio esistere quale essere unico e irripetibile, frutto del proprio vissuto e cosciente delle proprie capacita'. Grande e' stata l’autodeterminazione dimostrata ed enorme il feroce desiderio di possedere nuovamente la capacita' di suonare. Quando la fame e' piu' grande del dolore che ti divora, o muori o la tua volonta' si trasforma in atto, e si concretizza a tal punto che riesci a risolvere totalmente i tuoi problemi.
Il concorso piu' grande della mia vita l’ho vinto contro me stesso, contro la mia malattia e contro il mio cervello e le sue regole, dimostrando come la volonta' possa afferrare l’istante e, attraverso questo, condizionare il corso degli eventi. Sono stato il giudice di me stesso e ho deciso che la guarigione sarebbe stata totale. E così e' stato.
Il resto e' tutto nelle pagine che seguono e in quelle che ancora devono essere scritte.

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