PROGETTI

SUONO E COLORE

Spiegare un’opera ne imbarbarisce il contenuto, la allontana e la rende straniera alla nostra anima. Fornire una particolare chiave di lettura avvicina invece la simpatia dell’ascoltatore e rende già familiare anche ciò che ancora è ignoto.

Marco De Biasi


Alla base di ogni volontà creatrice (o atto creatore) si trova sempre una necessità interiore, a sua volta mossa dal perseguimento di un ideale.
Il mio ideale si identifica nella convinzione che idee, sentimenti e volontà (cioè ciò che si può pensare, sentire e volere) abbiano vita propria ed esistano di per sè, in una dimensione compenetrata alla nostra. Esse sono presenti, nella vita quotidiana, in modo concreto, anche se tangibilmente e fisicamente non abbiamo gli organi fisici necessari per visualizzarle. Ciò nondimeno, e questo è innegabile, ognuno di noi possiede la facoltà di intuirle.
Accade così che, quando arriva l’ispirazione (quando cioè si entra in contatto diretto con il mondo delle idee), l’artista, spinto dalla propria necessità interiore di rendere tangibile ed esperibile l’idea accolta, è mosso dalla sua volontà creatrice e convoglia le proprie energie verso la ricerca di una forma espressiva adeguata a comunicare quanto percepito. Nel momento in cui egli coglie un’idea, un sentimento o una volontà, queste gli si presentano nella duplice forma di suono e colore, sinteticamente unite. A questa forma unificata di suono e colore in cui l’idea si manifesta o viene intuita io ho dato il nome di FONOCROMIA.
Ecco che un’ opera fonocromatica non è altro che il tentativo di riprodurre, attraverso un percorso sinestetico, ciò è stato artisticamente concepito attraverso un unico sentire interiore.
Certo si può obiettare che non disponiamo di un particolare organo di senso, come ad esempio l’orecchio, tale che un suono e un colore possano essere percepiti contemporaneamente e, di conseguenza, qualsiasi forma d’arte, poiché sono i sensi che ci consento di avvicinarci ad essa, può essere espressa per soddisfare solamente o la vista o l’udito. Non è stato ancora neppure inventato l’agognato strumento tetradimensionale richiesto agli scienziati dai fautori del “manifesto bianco”.
Ma l’arte non è un dogma, né tanto meno soggiace ai principi vincolanti della scienza, che talvolta di dogma ne è il sinonimo. L’arte non si paralizza di fronte ai limiti imposti dalla materia, ma li trascende e li supera rendendo possibile l’impossibile, rendendo esperibile ciò che ancora non è stato vissuto. L’arte è rivolta alla sensibilità umana, e la sensibilità umana ha la straordinaria capacità di sintetizzare e di interiorizzare quanto l’arte trasmette.
L’anima, ossia ciò che nell’uomo afferisce alla parte emozionale, coglie l’idea in modo sintetico. Le idee vengono da lei accolte, nel momento dell’ispirazione, nella sintetica forma di suono, colore e movimento. È l’anima il nostro vero organo sinestetico. In seguito, lo spirito, cioè la parte razionale dell’individuo, ne elabora il contenuto e si prepara ad esprimere ciò che dall’anima è stato accolto.
Come l’artista, attraverso la sua anima, percepisce in modo sintetico le idee e le emozioni, e attraverso il suo spirito ne elabora il contenuto e si prodiga per la loro concretizzazione, dividendole necessariamente, nella loro veste fenomenica, in forme distinte (suono e colore), così lo spettatore, mettendo in gioco la propria sensibilità, riconduce il tutto alla sua anima la quale, per mezzo di un processo di sintesi sinestetica, trova nuovamente l’idea originaria da cui l’artista era partito.
Le due arti, musica e pittura, possono sussistere separatamente, ed entrambe sono portatrici di valori autonomi, ma, se nate da un’idea comune, possono, una volta unite, non tanto essere considerate come la mera giustapposizione dell’una all’altra, ma generare quel valore aggiunto che ci riconduce in modo concreto alla matrice originaria che le ha generate e, in definitiva, al centro stesso della creazione.

SINESTESIA

BREVE STORIA DEL RAPPORTO SUONO E COLORE