Fondatori: Max Ciogli e Marco De Biasi

INTRODUZIONE

Il gruppo Movimento artistico Sin-E nasce nel 2010 dall’incontro dell’artista e compositore Max Ciogli ed il musicista, compositore e pittore Marco De Biasi. L’esigenza è quella di creare una comunicazione verso l’esterno delle esperienze maturate all’interno delle proprie manifestazioni artistiche, e la dichiarazione dei codici e dei linguaggi che ne scaturiscono.

MANIFESTO ARTISTICO

Il ‘900 è il secolo dell’impossibile che si rivela possibile: ci illude e ci insegna. Nel secolo del “nuovo Barocco” dove le contaminazioni (e le conseguenti fusioni) tra le arti avvengono disordinatamente, in preda alla necessità ed al delirio di colonizzare qualcosa per primi, storicizzando ciò che probabilmente poi non verrà mai ricordato (o almeno non ricordato per ciò per cui si intendeva), l’arte si appropria e cede all’uso strumentale del mezzo verso quella tecnologia nata per rendere più facile un mondo, di conseguenza, difficilissimo. Quindi, a noi la sfida. Il mezzo tecnologico, speciale ed effimero, deve essere ricondotto alla sua capacità di essere utile all’artista per arrivare al suo vero fine.

Il suono ed il colore. La pittura e la musica. L’immagine ed il movimento. Il mondo nutre l’artista e questi crea ogni volta una nuova idea di mondo.
Ogni vibrazione prodotta dal mondo circostante, una volta colta artisticamente, viene assorbita, metabolizzata e rigenerata dallo spirito creatore dell’artista in una qualsivoglia forma che abbia attinenza con l’arte. Se l’artista coglie le vibrazioni del mondo principalmente attraverso la volontà, allora trasformerà le stesse in arte del movimento, plasmando la materia, sia essa inerte o corporea, attraverso lo spazio e il tempo, l’azione e l’evoluzione.
Colui che invece riesca a cogliere il reale soprattutto attraverso l’atto del sentire, trasformerà la realtà per mezzo dell’arte dei colori, poiché ad essi appartiene la sfera del sentimento, dei desideri e delle passioni. Infine, l’artista che riesca a cogliere il mondo nella sua essenza attraverso il pensiero, trasforma movimento e sentimento in qualcosa di totalmente immateriale ma pur sempre di artisticamente e sensibilmente afferrabile. In tal caso nasce l’arte del suono, all’interno del quale può manifestarsi l’anima vera della creazione.

La volontà di dar vita ai propri sentimenti ed ai propri pensieri sviluppa nell’uomo l’ingegno e questo ha come ultimo risultato lo sviluppo tecnologico, che fornisce i mezzi necessari alla realizzazione delle idee. La tecnologia è dunque figlia dell’uomo e, in quanto tale, è parte degna dell’arte.


In nessun caso si tracciano confini netti tra volere, sentire e pensare, ma solamente si privilegia, di volta in volta, una delle suddette tre forme di interagire con il mondo, a tal punto che ognuna di esse può trasformarsi in una determinata forma artistica: movimento, colore e suono. In nessun caso la tecnica, sia essa meccanica o elettronica, può essere estromessa dal processo artistico.
Ogni arte ha una sua caratteristica peculiare che la distingue in modo inequivocabile dalle altre, ma non è possibile indicare in maniera precisa il punto in cui una forma artistica finisce per dare inizio all’altra.
È necessario invece riflettere profondamente sul percorso che ci porta a separare gli ambiti artistici così come è altrettanto necessario capire le ragioni che consentono una loro fusione.

La musica, appartiene al mondo del suono, mentre la pittura a quello del colore, tuttavia, non si può negare che alla prima appartengano sia le caratteristiche proprie del gesto e del movimento tipiche della danza, sia quelle del colore proprie della pittura, in particolar modo quando si parla di timbri degli strumenti e di colori delle armonizzazioni. Allo stesso modo, in ambito pittorico, possiamo parlare di accordi cromatici, utilizzando, in questo caso, una terminologia di ambito prettamente musicale, nonché di gesto pittorico, tipico di ogni pittore, alludendo con esso ad elementi di pertinenza teatrale e, in generale, delle arti del movimento. Quando poi ci riferiamo alla scultura parliamo, utilizzando la stessa terminologia, di armonia delle forme, di chiaroscuro e di vibrazioni della luce.

Appare dunque evidente che colore, suono e movimento rappresentano tre forme apparentemente distinte di esprimere l’arte e i concetti che magicamente in essa si celano. La storia ci ha abituato a tenerle in qualche modo distinte, ma i tempi sono ormai maturi per capire e per dimostrare che esse sono intimamente connesse e che l’una non può esistere senza l’altra.
Questo è ciò che il Movimento SIN-E si propone.

Il gruppo di ricerca sinestetica SIN-E ha come obiettivo principale l’indagine del rapporto esistente tra suono, colore e movimento, quest’ultimo inteso sia come vero e proprio gesto corporeo sia come atto fisico direttamente tradotto e trasformato in segno grafico o in materia scultoreamente plasmata.
Il gruppo SIN-E vuole esplorare e individuare quel mondo terzo situato tra i due emisferi (sonoro e visivo) di cui avverte la presenza e ne vuole rivelare l’esistenza.
Il nome del gruppo sta ad evocare un processo da noi definito “sintesi- sinestetica”, e cioè quel processo attraverso il quale più sensi, ognuno per le caratteristiche che gli sono proprie, si sintetizzano in uno solo, cercando di rendere l’arte esperibile nella sua totalità e nella sua pienezza di significato, attraverso i mezzi che la tecnica gli concede.
Il gruppo SIN-E vuole ricondurre il pensiero sinestetico all’interno di un movimento che renda l’attività artistica informazione, messaggio e che divulghi il suo contenuto là dove questo possa essere una nuova possibilità di pensiero e di lettura del proprio mondo esteriore ed interiore.
Il gruppo SIN-E darà luogo a lettere, eventi, manifesti, composizioni, incursioni ed attività che avranno come scopo quello di essere testimonianza di un “movimento universale consapevole” contestualizzato nel proprio periodo storico.
Chiunque sia abbastanza spregiudicato, attento e si ponga direttamente in ascolto di suoni, colori e movimenti, coglie sinesteticamente il loro appartenere alla medesima matrice.
È dunque compito dell’arte esprimere questa relazione e dell’artista renderla evidente a chi ancora non è nella condizione di percepirla.

Scritto e redatto da Max Ciogli e Marco De Biasi attraverso corrispondenza epistolare/digitale. Roma/Vittorio Veneto, febbraio 2012.